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Buon Compleanno
Michael!
Con questa frase Angelo
Branduardi ha aperto il brindisi a Michael Ende, a chiusura dell’incontro in
occasione della ricorrenza degli 80 anni dalla sua nascita.
Il 12 novembre 2009 a
Roma, nella Casa di Goethe, che è vissuto a Roma in un bel palazzetto a pochi
passi da Piazza del Popolo, si è svolta questa insolita "festa di compleanno".
La Casa di Goethe, dove
sono conservati suoi cimeli, i suoi studi sul colore e disegni e stampe del suo
amico Tischbein, è una fondazione che si occupa di far conoscere la cultura
tedesca a Roma.
Nell'ambito della mostra "Michael Ende in Italia", li' presente fino al
24.1.2010, questa e' stata la serata clou.
Il ricordo della personalita' di Ende e' stato affidato ad Angelo Branduardi
(suo amico e compositore della colonna sonora del film Momo, dal libro di Ende),
a Saverio Simonelli (autore di "Saggi inediti di Michael Ende sulla letteratura
per ragazzi") ed a Christian Mascheroni (a gennaio uscira' il suo libro "Le
storie infinite").

L'incontro si è aperto
con un bellissimo aneddoto riportato da Simonelli che è servito ad inquadrare
subito il carattere e la poetica di Ende. Un giorno in Giappone venne chiesto ad
Ende perché scrivesse per i bambini. Ende rispose che non scriveva per i
bambini. Semplicemente per lui non c'era mai stato uno "iato" nella vita,
nessuna catastrofe che avesse creato una frattura tra l'infanzia e l'età adulta.
Lui era come il millepiedi di un adagio profondamente ebraico (riportato anche
da Meirink). C'era una volta un millepiedi che danzava così bene da incantare
gli altri animali. Un rospo invidioso gli si avvicinò e gli chiese una cosa di
questo tipo: "come fai a danzare così bene? io sono solo un rospo goffo, insegna
anche a me. Salti prima con la 753ma gamba o poggi la 932ma per poi saltare con
542ma?" Il millepiedi iniziò allora a pensare ai suoi movimenti e non fu più in
grado di danzare. Bisogna essere bambini, vedere le cose con i loro occhi e con
la loro freschezza. Le spiegazioni vengono dopo. Un bambino sa bene quando gioca
o quando ascolta un racconto cosa è finzione. E tuttavia sa stare al gioco sa
viverlo.
Angelo ha parlato del
primo incontro con Ende. Dopo aver letto Il Signore degli Anelli, che gli è
piaciuto tantissimo, Luisa (la "letterata" di casa) gli ha dato La Storia
infinita e gli ha detto "Leggi". Da allora è diventato, insieme a Il Signore
degli anelli, il suo libro da comodino, ogni tanto li riapre e legge qui è lì.
Ende venne a vivere qui in Italia e conobbe la musica di Angelo dal film State
buoni se potete. Lo chiamò al telefono e gli disse "Buongiorno signor
Branduardi, io sono Michael Ende" e Angelo rispose "Si e io sono Napoleone
Bonaparte". Ende disse “no, sono proprio io" e gli disse che voleva parlargli di
un progetto, ovvero la colonna sonora del film Momo (tratto dal libro che Angelo
ancora non conosceva). E fu cosi’ che, dopo aver letto il libro, Angelo compose
per prima la Momo's lied. Nacque tra i due una bella amicizia. A Ende piaceva
molto il lavoro di Angelo. E si divertivano a lavorare insieme.
Il film Momo in realtà
non fu molto riuscito. Angelo e Michael si ritrovarono a parlarne con molta
franchezza. La storia era molto "italiana" e questo portò il regista a renderla
con un gusto marcatamente mediterraneo, anche un po' "kitsch". Nonostante ciò,
ci sono però delle parti molto belle (come l'ingresso nel palazzo di Hora), ed
Ende non ripudiò il film come fece poi con "La Storia infinita" (da cui tolse
addirittura la firma), ma volle invece apparire in un piccolo cammeo all'inizio.
Nel film c'erano diversi attori Italiani ed è stato anche l'ultimo film con John
Huston che, ha ricordato Angelo sorridendo, era malato di enfisema ed andava sul
set con la bombola d'ossigeno e dei sigari enormi.
Angelo amava molto di Michael l'atteggiamento nei confronti della vita. Un
atteggiamento molto "mediterraneo" , anche lui trovava gusto nel "rubare la
marmellata proibita". Gli artisti, ha detto Angelo sono come dei bambini
maliziosi. Tra di loro c'era una piena assonanza caratteriale che li portava ad
avere un'intesa muta, non era necessario che parlassero di grandi argomenti.
Anzi Angelo apprezzava in Ende la capacità di passare dai suoi mondi fantastici
all'essere un uomo "normale nel senso più alto del termine", con un grande amore
per la vita. In una trasmissione televisiva tedesca Angelo cantò delle poesie di
Ende, e poi ebbe modo di lavorare anche sopra altre tratte da questo libro, con
l'intenzione di trarne un lavoro musicale, cosciente del rischio che si corre
nel mettere in musica la poesia, ma la metrica di queste poesie era precisa ed
il lavoro stava prendendo forma. Ma Ende è morto, ed Angelo ha lasciato stare,
ma adesso non promette - ma giura - che un giorno porterà a compimento questo
progetto.
Christian Mascheroni ha poi parlato del suo personale rapporto con la
letteratura di Ende, in particolare con La Storia infinita. Un libro che
continua anche oltre il libro. A lui da piccolo veniva letto dalla madre prima
di andare a dormire, e la madre lo invitava ad immaginare il seguito della
storia, lui fantasticava e creava le sue storie; a differenza di ciò che
accadeva con altri libri, in cui diventava "amico" dei personaggi, qui oltre ai
personaggi sentiva anche la presenza dell'autore che raccontava questa storia
meravigliosa. Diventava anche amico di Ende.
Da qui si è passati
quindi a parlare della fantasia per Angelo, dell'ispirazione, della visione.
Angelo ha parlato del metodo di Karl Orff, (anteponendo che c'è in sala una
branduardiana al limite della psichiatria, ed invece ce n’erano almeno tre, che
gia’ conoscevano queste cose), del fatto che non si è artisti "gratis", ma che
l'estasi ha il suo pegno di tormento. "La musica è un gioco tormentato", infatti
in tante lingue giocare e suonare sono lo stesso verbo. Ad Angelo è stata
rivolta anche una bella domanda sul suo metodo creativo, come scrive i testi con
Luisa, di farci entrare nella sua bottega, se è difficile e quanto per
un'artista far capire quale lavoro, quale percorso c'è dietro ad un'opera. Lui
ha detto che in realtà è molto difficile parlarne, perché il momento
dell'ispirazione è qualcosa di ineffabile. “Accade però qualcosa, non sei tu a
rubare la marmellata, è lei a volersi far rubare. Così come non sei tu a suonare
il violino, ma è lui a suonare te".
Ad esempio la composizione de "il palazzo di Hora" è nata da una sua stessa
musica composta prima e riascoltata al contrario in fase di montaggio. Al
contrario era ancora più bella. Ascoltandola è rimasto colpito, ha pensato
"questo è Puccini". Sugli uomini grigi all'inseguimento di Momo, invece, dice di
aver forse esagerato con i bassi e le percussioni.
Si è quindi parlato di crisi della musica. Angelo è un Wagneriano "anche se
nessuno ci crede". Parafrasando una famosa frase ha detto che crede in Dio,
Bach, Mozart e Wagner. Ha parlato della sua carriera parallela di musicista
antico e classico. il problema della musica contemporanea è l'essersi scollata
dalla vita quotidiana.
C'è una maniera per uscire da questa crisi? Angelo ha ricordato di come lo
schernissero per la sua musica, ha parlato del mercato, delle case discografiche
che sono al lumicino e del loro modo di ragionare. Un pezzo come Momo's lied
oggi non l’avrebbero accettato, perché sarebbe considerato non radiofonico.
Attualmente non conosce nuovi Mozart, ma non vuole fare la Cassandra. Ha detto
che lui non ha mai pensato seriamente a queste cose e che comunque - crisi o non
crisi - "IO AGISCO D'ISTINTO E PER PIACERE, E QUESTO QUI NESSUNO POTRÀ MAI
PORTARMELO VIA".
Conclusione con presentazione del nuovo lavoro di Christian Mascheroni e domanda
su cosa bolle nella pentola di Angelo. A tale domanda Angelo ha risposto che ci
sono tante cose che bollono in pentola ma "non ve le dico neanche se torturato,
perché porta SFIGA".
Finito l'incontro, ed il
brindisi, Angelo, è rimasto a chiacchierare un po' e poi è corso verso un altro
impegno, non prima però di concederci un attimo per la foto.
Giuliana Pittaccio e Riccardo Ippolito
foto di Amedeo
Giordani
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