||Home»Interviste»Intervista ad Angelo Branduardi (Carpi, 20 dicembre 2004)

 

 

Intervista di Antonella Grioni ad Angelo Branduardi per 7593Logoscritta.jpg.jpg  in occasione del concerto natalizio nel Duomo di Carpi (MO) il 20 dicembre 2004

Foto di Ivano Cetta

 

Riprese video di Riccardo Scotti

 

Come avrai potuto vedere, il nostro  sito www.branduardi.org ha un taglio “storico”, ricco di documenti su tutti i momenti e gli aspetti della tua vita artistica, e ci sono molte interviste “d'epoca”.senza pretendere che tu ti ricordi cosa avevi dichiarato “tanti anni fa” - Anche perché magari avevo bevuto... -  che cosa è rimasto e che cosa è cambiato rispetto al Branduardi di allora? Ci sono cose che rimpiangi o cose che sei contento che siano finite? 

Mah...Io non tendo al rimpianto.tendo eventualmente al rimorso..e non sono molto avvezzo a ricordare i tempi che furono.io sto molto meglio adesso di tanto tempo fa.Ricordo con tanto piacere le grandi adunate, i 120.000 paganti a Parigi, i momenti della  rockstar, insomma. però penso che appartenessero a quel periodo lì e che non dovessero venire più, e che in ogni caso non avrebbero dovuto venire né prima né dopo. quello era il momento giusto e il tempo giusto, come succede nelle cose.Naturalmente lo rivendico, perché la possibilità di fare quello che si vuole all'interno dei rapporti con le multinazionali si basa su un rapporto contrattuale, cioè: se tu sei stato un numero uno, poi puoi  fare qualsiasi cosa, se non lo sei stato mai, ti viene assolutamente impedito. Oltretutto oggi i tempi sono molto più stretti: quando ho cominciato io si tendeva a dare all'artista 5 anni di tempo e 3 dischi, e si diceva al primo perdo, al secondo vado in pari al terzo guadagno. Oggi di chances ai giovani ne vengono date due, la prima e l'ultima; e dopo 3  mesi, purtroppo, se non è successo niente non succederà mai più, anche perché con le concentrazioni di multinazionali che ci sono state, le case discografiche sono diventate 3.

 

 Di che cosa sia cambiato questo lo so: ero molto più introverso, molto più rabbioso sia nella vita che  sul palco e anche questo penso che fosse stato giusto perché serviva  a rompere i muri con la testa. Viceversa ora. E si sa che gli inizi sono difficili.il mio maestro di violino diceva che il talento senza il carattere non serve a niente. Detto così, il carattere bisogna averlo, e avere carattere significa avere un brutto carattere. Io avevo un brutto carattere, avevo delle reazioni improvvise non dico violente in senso fisico, ma psicologicamente sì. Poi nell'arco degli anni si è andato molto annacquando e adesso considero le cose dal punto di vista molto più ironico. Sono, dicono, capace di ironia, sono anche un po' cinico, magari... sarcastico. e tutto questo, diciamo, è una forma di violenza sublimata; allora non ero così. ma è anche giusto, perchè non si può per trent'anni rimanere fedeli a se stessi. 

Io lo sono stato, ma non sono un carabiniere! E quindi. io mi ritrovo, come dico spesso a tutti, nella certezza di avere avuto una evoluzione umana ed artistica, nella certezza di non avere avuto nessuna rivoluzione, e nella speranza di non avere avuto involuzione. però questo..i posteri lo diranno!

 

Soprattutto per i navigatori più giovani, che si sono avvicinati a te assistendo alla lauda “Francesco”, spinti magari dai loro insegnanti (non sono pochi gli insegnanti di lettere che utilizzano “L'infinitamente piccolo” per scopi didattici) - Sì, L'altro giorno a Brescia c'erano tanti pullmann delle scuole! -  o che ricordano “Alla fiera dell'est” per averla imparata all'asilo, puoi tracciare un profilo dell'artista e dell'uomo Angelo Branduardi?

C'è qualcosa di più: nel caso della fiera dell'est, senza essere falsamente modesto, è giusto che i bambini delle scuole materne non sappiano chi è Branduardi; quando gli chiedi: Branduardi? Rispondono: boh! Però quando gli dici: il “topolino”, lo sanno tutti, ciò significa che l'opera ha sorpassato e surclassato il creatore e quindi passa alla storia, in un certo qual senso, e diventa patrimonio di tutti, patrimonio popolare.Questa è l'ambizione che molti hanno, ma a molto pochi riesce.a me è riuscito, anche magari per destino o fatalità.

 

Dell'artista bene o male ti ho detto, l'uomo molto spesso è il contrario e questo è abbastanza tipico negli artisti, non solo in me, perché se tu pensi che gli artisti, pittori, musicisti, scrittori, poeti quello che scrivono lo scrivono per soddisfare di sé il lato oscuro, il lato che a loro dà il dispiacere , che però poi in realtà è ispirazione... per cui un uomo quieto scriverà cose di fuoco .potrei farti degli esempi.che non  faccio perché non mi va di citare nomi.di uomini che sul palco sembrano spaccare tutto, ma che poi in realtà sono gentiluomini che parlano a bassa voce... io viceversa, che sono un uomo molto inquieto, scrivo quello che scrivo proprio perché cerco la quiete. 

L'ho fatto in maniera evidentissima negli anni, a volte in maniera anche troppo evidente, mi riferisco a un disco come “Il ladro”. io l'altro giorno ho risentito “Il bambino dei topi”, che è uno dei brani inserito in questo grosso cofanetto che faranno per i 30 anni, e sono rimasto un po' shockato  per la tragicità che c'è dentro, per lo spirito minimale che c'è dentro. che è tipico degli artisti inquieti che cercano eliminando le cose la quiete eterna. I minimalisti in realtà, adesso. senza esagerare. cercano la morte. Quando mi sono accorto che alla fine rimaneva il nulla, grattando il fondo del barile sono tornato su. Questo perché voi  sappiate  che molto spesso la coincidenza assoluta tra uomo ed artista è da combattere e molto spesso è una falsità che si dice. Bisogna sapere che gli artisti sono dei bambini a volte perversi, sono trasgressivi per natura, e bisogna lasciargli questa possibilità perché è la loro ispirazione, fonte di gradevoli cose, ma è anche un po' la loro croce. In realtà, gli artisti - io per anni sono andato avanti a dire che sono come tutti gli altri, invece non è affatto vero -  gli artisti sono dei diversi, e se la cuccano la diversità nel bene e nel male; hanno tante cose belle in cambio di tante cose brutte.

 

Nel corso della tua trentennale carriera, hai collaborato artisticamente con i più grandi nomi del panorama musicale italiano e mondiale. Quali di queste collaborazioni, o quali di questi artisti, ti hanno veramente lasciato qualcosa? La tua evoluzione artistica è stata in qualche modo influenzata dal contatto con questi mondi a volte molto diversi dal tuo?

Tantissimo, anche perché, come tutti gli artisti, sono una spugna, quindi è facilissimo per me raccattare le cose che nessuno vede e nessuno sente, io invece le capto e poi fanno parte di me in maniera immediata. Puoi fare qualche nome? Io di nomi ne faccio volentieri, faccio il nome di Maurizio Fabrizio che non è una star del rock mondiale, ma che è sempre stato da quando avevamo i calzoni corti il mio alter ego, il mio caro amico . sul treno poi a volte  uno sale , poi scende, poi risale.lui ha passato lunghi periodi sul treno con me. Subito dopo cito Paul Buckmaster al quale devo bene o male tutto o quasi tutto, perché senza il suo aiuto non avrei mai fatto la mia opera prima e che mi rispose e venne a lavorare con me ad una cifra ridicola, lui che era l'arrangiatore di Carly Simon, di Elton John, dei Rolling Stones, solo per aiutarmi, bontà sua .. si vede che aveva capito il tuo valore. speriamo.

 

 Ce ne sono stati poi che tanti che non dico che siano stati cattivi compagni di treno , però magari non me li ricordo nemmeno più. Io ho una bellissima amicizia tuttora con Steven Stills. quest'estate mia figlia che era negli Stati Uniti poi è andata un mese da lui. è un personaggio un po' sopra le righe, molto sopra le righe, ma abbiamo sempre avuto un rapporto. lui è un uomo viscerale, suona con una sorta di carnalità un po' tipo Ellade Bandini. io non sono così, però funzionava molto bene; abbiamo suonato tante volte di fronte al pubblico, tante volte senza nessuno, cosa che io faccio raramente. Poi mi viene da citare Roberto Vecchioni, Ennio Morricone, in una maniera, come dicono a Roma, con la testa fra le ginocchia, perché è un maestro straordinario il quale mi ha onorato della sua chiamata . cioè qui siamo di fronte a un genio vero.

Poi ce ne sono altri.uno che mi piace tantissimo è Zachary Richard , un'altra persona che mi piace tantissimo è Jorma Kaukonen  anche se ci ho fatto solo una cosa. Tra gli italiani ho un ottimo rapporto di amicizia con Battiato, lo avevo con De Andrè che conoscevo da tanto tempo, mi piacerebbe averlo con Paolo Conte, ma non l'ho mai conosciuto. E poi ce ne sono stati tantissimi di compagni di viaggio, vorrei citarli tutti , qualcuno la mente l'ha cancellato, qualcun' altro meno, credo di avere detto quelli che tuttora su di me hanno maggiore effetto.

 

 In tutti questi anni sono stati molti anche i musicisti che ti hanno accompagnato nei tour e che hanno suonato nei tuoi dischi.in alcuni casi, per esempio con Maurizio Fabrizio, si è trattato di lunghe collaborazioni.Hai ancora contatti con loro? Vedi la possibilità di lavorare ancora in futuro con alcuni di loro?

Sicuramente. Come ho detto, dal treno si scende, poi si risale. Maurizio Fabrizio costituisce insieme a me un duo senza false modestie a volte di straordinaria capacità musicale che nasce unicamente da una sorta di comprensione reciproca che non è quella delle parole: io e  Maurizio non abbiamo mai parlato dei fatti nostri, Maurizio ha degli amici che sono molto più amici di me, a cui si confida, ecc, ecc.. però quando mettevi, e metti, me e lui, nessuna dei due parla, però tutti e due suonano, uno nei confronti dell'altro, come se l'avessero studiato un anno. Questo è un fattore abbastanza misterioso, e io sono convinto che questo fatto un po' misterioso fa sì che io e lui ci siamo sempre frequentati, ma sempre con una sorta di pudore reciproco, perché quell'eccesso di dimestichezza reciproca fa un po' paura...

 

Negli ultimi anni, la tua musica ha imboccato una strada sempre più “elettronica”. Non hai rimpianti per la dimensione acustica dei tuoi primi album?

Sì, ma infatti, probabilmente quella dell'elettronica è finita qui. l'elettronica salta fuori perché uno sta lì da solo e invece di chiamare gli altri pasticcia da solo. Faccio un esempio: “L'infinitamente piccolo” che io trovo uno dei più belli della mia carriera, è un disco elettronico, ma c'è una sterilità di fondo quando si eccede. Ma quel tipo di sonorità, quel tipo di mondo lì, ha un potere fagocitante enorme sui musicisti perché da un po' un senso di onnipotenza, perché da solo ti pare di essere in grado di fare quello che vuoi, invece poi non è così.però... si vince e si perde, si fa e si disfa!

 

 

Futuro Antico.tornando alla domanda precedente, qui la dimensione acustica è “estrema”,  il recupero di brani di musica antica o tradizionale è di tipo filologico, ti sei sempre avvalso della collaborazione di gruppi “specializzati” in musica antica.come è nata l'idea di questa operazione? Da qualche tempo si parla di una prossimo Futuro Antico dedicato alle musiche del carnevale veneziano. e di altre prossime uscite. Ci puoi fare qualche anticipazione?

L'uscita prossima io la registro ad aprile e si tratta delle musiche della Serenissima, poi farò un concerto, non si sa ancora dove nella Venezia antica; si sa quando, cioè in occasione della festa del Redentore, mi pare sia il 18 luglio, è la più importante ricorrenza veneziana. Questa cosa qui è nata all'inizio perché, amando io la musica antica - e questo è un fatto inspiegabile, perché io non ho mai studiato musica antica, al Conservatorio si partiva dal Barocco - a un certo punto ho provato a vedere se era possibile rifarla in maniera estremamente filologica; però un elemento di rottura è dato dalla mia voce, che non è una voce impostata come invece nei dischi di musica antica. Però è inutile che loro pensino di essere filologici perché c'è la voce impostata, perché nessuno sa come loro cantassero, probabilmente non cantavano con la voce impostata, il trovatore cantava con la voce che aveva. Il background è estremamente classico e non si presta a critiche, la voce rompe tutto perché una voce normale che canta in modo normale e questo è l'elemento, si fa per dire, provocatorio. Gli “antichi”, come si autodefiniscono, probabilmente questa cosa l'accettano malvolentieri.

 

Se mi permetti una digressione personale, anch'io amo la musica antica, l'ho sempre seguita, quello che è  il tuo merito è di averla un pochino sdrammatizzata, cioè.il pubblico di quella musica lì è spocchiosissimo, se giri una pagina un po' rumorosamente ti fulminano con lo sguardo.è come se dicessero: noi siamo degli eletti... io ti ringrazio a titolo personale per Futuro Antico. per me è stata una bellissima sorpresa quando è uscito il primo.  ti       ringrazio, il primo poi è il più bello dei tre

 

Farai un tour su Futuro Antico?

Potrebbe essere, mi viene richiesto da più parti, soprattutto dalla Germania. Potrebbe essere.quando dovessi avere un mese di vacanza lo farei più volentieri che andare alle Maldive . e sarebbe una vacanza, per me è una vacanza, perché  poi sono cose che richiedono poco tempo, in quindi ci giorni è finito tutto.sono cose alla vecchia maniera: tutto e subito.o niente e mai!

 

Sono ormai passati due anni anche da “Altro ed altrove”. Stai già lavorando ad un nuovo album?

Me dovrebbero ammazzà!!!  No, sta uscendo una cosa molto interessante che ho curato proprio io, questa cosa nel marketing rientra presso la Emi come PLATINUM, cofanetti con tre dischi: lì ci sono un sacco di curiosità  e ci sono due brani inediti, del 1970.. non provini, ma brani fatti con l'orchestra, siamo io e Maurizio che facciamo due brani; uno è “Confessioni di un malandrino”, fatto col clavicembalo e l'orchestra, l'altro, paradossalmente, è un pezzo che si chiama “Francesco”, dedicato a S. Francesco.nel 1970.

 

 Torniamo a “Francesco”.ti spettavi un'accoglienza così calorosa da parte del pubblico per uno spettacolo di questo tipo? Come ti ha cambiato la conoscenza sempre più approfondita del Santo di Assisi? Nonostante sia vissuto nel XII  secolo, il suo messaggio è ancora estremamente moderno. quali dei suoi “insegnamenti” ritieni possano essere di particolare validità per l'uomo del ventunesimo secolo?

 Mah, sono tantissimi, cose risapute, l'amore per la natura, il senso... non di tolleranza, che è una parola sbagliata. il senso  di condividere le cose, anche se diverse, anche se chiamate con nome diverso. Ci sono tante cose che sono la ricerca di .come si dice. uno sviluppo sostenibile. Io, la cosa più bella che ho trovato in lui è un'altra , lo dico sempre a tutti e lo ripeto anche questa volta, che è dentro il titolo, il titolo non è stato inventato da me , ma da un altro scrittore. “L'infinitamente piccolo”.cioè lui ha un'intuizione, 800 anni fa, incredibile, quella che l'infinito non sia esplosivo, ma implosivo, che non sia macroscopico, ma microscopico.e questo significa una rivoluzione culturale globale, perché significa che tutto non è fuori , ma è dentro, cioè una visione straordinaria .poi so che nel secolo scorso ha portato a scoperte.

(...SEGUE UNA DOTTA DISSERTAZIONE SULLA FISICA QUANTISTICA, CHE PREFERIAMO NON RIPORTARE INTEGRALMENTE NEL TESTO... n.d.r.)

 

Parliamo ora del tuo strumento: il violino.In un momento musicale in cui tutti affrontavano il pubblico “armati” di chitarra, tu hai proposto il violino. Ci racconti qualcosa del tuo particolarissimo rapporto con questo strumento?

 Questo destava stupore oltre che ammirazione perchè probabilmente vedevano un musicista meno “chitarroso” degli altri.poi è evidente, senza nulla togliere alla chitarra .è un altro strumento, un'altra nobiltà, con tutto il rispetto per la chitarra.  MI LA RE SOL, l'anima e la corda.questo è il violino. strumento principe per la potenza, racchiusa in un corpo così piccolo, per la sensualità, per l'avvenenza, ma anche per la dolcezza che sa esprimere.

 ... Lo strumento del diavolo. Che è l'unico strumento che suona te, e non viceversa. Le due mani e le due braccia si muovono in modo antitetico e asimmetrico una rispetto all'altra. una mano non deve sapere cosa fa l'altra. e questo dà l'impressione a chi suona che il violino stia in realtà suonando da solo. Impressione inquietante, ma molto bella.  Inoltre il violino è forse l'unico strumento che ruba l'anima di chi lo suona. Questa non è retorica, è un fatto scientifico. Se il violino viene suonato in una maniera dolce, leggera, timida, le sue cellule, il legno non si aprirà con intensità e quindi il violino rubandoti l'anima acquisterà negli anni e nel tempo il suono che tu gli dai, cioè un suono delicato in questo caso; viceversa se il violinista è potente, se dà molto suono, se è “violento”, tutto lo strumento verrà sottoposto ad una specie di sconquasso per cui nel tempo prenderà un suono duro, “violento”, molto ricco.  

 

Questo significa che negli strumenti antichi quando uno suona il suo strumento, ad esempio il violino, in realtà sta suonando anche tutti quelli che lo hanno preceduto e che hanno lasciato su di esso un'impronta. Il violinista è quindi solo un passeggero nella vita del violino, ma ognuno lascia un segno su di esso. Tanti hanno suonato prima di lui e tanti ragionevolmente lo suoneranno dopo. Ecco anche perché gli strumenti importanti vengono chiamati con il nome dell'artista che li ha suonati di più.

E c'è anche un fatto che io racconto non per gusto macabro, ma perché giudico magico ed incredibile, che è quello di un famoso violinista francese che morì suonando il suo Stradivari. Ritrovarono il musicista soltanto dopo qualche giorno dalla morte, e con lo strumento stretto a sé; è incredibile vedere l'impronta delle mani del violinista sulla cassa dello strumento. Lui ha lasciato nel violino un segno ancora più grande.

Nota: il violinista francese è Jean Marie Leclair (1697-1764); lo Stradivari attualmente è in possesso del musicista Guido Rimonda, direttore, primo violino e fondatore, insieme alla moglie Cristina Canziani, dell' ORCHESTRA CAMERATA DUCALE; le impronte nel legno sono appena accennate, individuabili solo dopo un attento esame della sua superficie.

 

 

Parliamo di rete. sappiamo che non ami Internet, ma è ormai un mezzo da cui non si può prescindere. Molti artisti gestiscono personalmente i loro siti e i rapporti con i propri fan. Come vive Angelo Branduardi il rapporto con il suo pubblico? Non pensi che questo “rifiuto” del mezzo informatico ti possa in qualche modo penalizzare? (minore informazione, minore promozione, ecc.)

Beh, ma non ci siete voi che lo fate? .va che bello! No, ma mi interessa. Su Internet ho comperato delle cose, ho conosciuto delle altre cose, ci son dei piccoli argomenti. non so... la nautica.a me piacciono le barche.però purtroppo Internet è un'autostrada che veicola anche delle grandi porcate e a me putroppo danno più fastidio le porcate che non allegria le belle cose, cioè io sono convinto che di porcate ce ne siano di più. che è giusto. è la vera anarchia, la vera licenza, la vera libertà totale.Non si sa mai, può darsi che poi cambi idea.io per il momento ho proprio difficoltà tecniche, una sorta di analfabetismo, ho difficoltà con la macchina, con l'elettrodomestico. e la difficoltà mi innervosisce come quando ero giovane. e lo spaccherei! 

Abbiamo finito. un'ultima curiosità mia. Nell'ultimo libro di Faletti c'è un personaggio che ti assomiglia molto, l'hai notato?  Si è ispirato a te?

Sì, sì...sono io... 

 

IVANO: Se permetti, avrei anch'io un paio di curiosità... Greg e Lillo, “Il latte e i suoi derivati”,  rifecero la parodia di “ Alla fiera dell'est”.(Intitolata “Alla fiera der Tufello”, n.d.r.)

Sì, ci fu anche uno di Napoli, Tammaro, come si chiama, Tony Tammaro, che fece “Alla fiera della casa” che è ancora più divertente.ci ho suonato .nel pezzo de “Il latte e i suoi derivati”.un giorno andò in televisione e io ho suonato con loro, un sabato sera. 

 

e, com'è andato il progetto Gaia di Alan Simon? 

No comment.

 

 

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