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San Francesco e Babilonia

 

Nel 1211 Francesco si imbarca per raggiungere la Siria, ma venti contrari lo costringono a rientrare.
Nel 1214 prova a raggiungere il Marocco, ma ancora è costretto a rientrare per una malattia che lo colpisce.
Nel 1219 si imbarca per raggiungere Damietta (Egitto) dove l'esericito crociato  è schierato contro l'esercito musulmano.
Francesco è con i crociati e ottiene dal legato pontificio di recarsi dal sultano Melek-el-Kamel, a suo rischio, per predicare il Vangelo. Il sultano lo accoglie con benevolenza e, dopo che Damietta è conquistata dai crociati, Francesco torna in Siria, si ferma ad Acri e visita i luoghi santi, dopo di che rientra in Italia.
Come si vede, dalla storiografia ufficiale, nulla compare sulla visita di Francesco a Babilonia, ma nel capitolo 24 dei Fioretti si legge “Come santo Francesco convertì alla fede il sultano di Babilonia e la meretrice che lo richiese di peccato”.
Come è potuto accadere questo? Innanzitutto le conoscenze storico/geografiche medievali erano, in generale, piuttosto limitate e spesso si confondevano luoghi, avvenimenti e tempi: Babilonia, ad esempio, è in Mesopotamia, l'attuale Iraq, ma ai tempi di Francesco ve en era una anche in Egitto, pressappoco dove sorge ora il Cairo, e il Sultano d'Egitto estendeva il suo dominio su molte terre, verso l'Asia Occidentale, ma non copriva tutto il territorio della antica Babilonia degli Assiri.
Lo stesso Dante, nella Divina Commedia, nel canto V dell'Inferno, quello famosissimo di Paolo e Francesca, cade nello stesso errore, poiché afferma, parlando di Semiramide, la lussuriosa regina di Babilonia, che “fu imperatrice di molte favelle.tenne la terra che il Soldan corregge (vv. 54-60).

 


Quanto poi alla scenografia della Lauda di Branduardi relativa all'incontro con il Sultano e la prostituta che riporta la figura di una torre, una delle spiegazioni potrebbe essere quella che ancora una volta parte dalla parola Babilonia.

Anche se non è esatto, con il nome di Babele si indicava a volte la città di Babilonia, e Babele, nella Bibbia, era associata alla famosa Torre che gli uomini vollero costruire per raggiungere il cielo.
Si legge, infatti nel libro della Genesi 11, 1-10, che gli uomini avevano una stessa lingua e uno stesso pensiero e che, giunti nella pianura di Sennaar, decisero di edificare una città e una torre “la cui cima penetri il cielo”. Si misero, così, a fabbricare con mattoni e a innalzare la città e la torre “per rendersi famosi per non disperdersi sulla faccia della Terra. Ma il Signore li disperse [per il loro peccato di orgoglio].ed essi cessarono di costruire la città, la quale fu chiamata Babel, perché ivi il Signore confuse il linguaggio di tutta la Terra e di là li disperse sulla faccia di tutta la Terra”.
Se non ci si vuol riferire alla Torre di Babele, sempre a Babilonia e alla Mesopotamia sono da collegare le grandi costruzioni a forma di torri a gradoni che avevano, sulla sommità, il tempio dedicato al dio della città. Il loro nome è Ziqquat o Ziggurat ed erano delle piattaforme a forma di tronco di cono, sovrapposte da 3 a 7 dimensioni decrescenti. La stessa città di Babilonia, o la parte nobile di essa, era edificata secondo quella struttura e, ai tempi della regina Semiramide, che li volle allestire, su ogni piattaforma erano collocati i giardini pensili, in cui le piante, gli alberi, i fiori erano irrigati dalle acque del Tigri, trasportate su ogni ripiano con tali mirabili opere di ingegneria idraulica da farli considerare, nelle età antiche, una delle meraviglie del mondo.

Laura Gangemi