Gualdoni: Innanzitutto buonasera e grazie di essere intervenuti. C'è in questi giorni qui a Villa Annoni una mostra di materiale relativo al lavoro di Angelo Branduardi. Con deformazione professionale, visto che mi occupo più di pittura che di musica, stavo per dire l'opera di Angelo Branduardi, ma in un certo senso nel suo caso è giusto, perché la connotazione principale del lavoro di ricerca di Angelo in questi decenni ha da sempre avuto un taglio molto particolare, nel senso che è stato sicuramente ed ovviamente un percorso musicale, ma è stato sempre nella direzione di culture contigue alla nostra; e anche nell'ambito specifico della musica non si è ristretto in un ambito specialistico, ma ha spaziato, ha travasato, ha contaminato, ha scambiato in altri ambiti, tanto che le prime cose sue che uscirono colpirono per due ragioni sostanzialmente: innanzitutto perché erano belle, ma questo è ovvio, ma soprattutto perché guardavano con attenzione e lucidità, in modo non banale, ma autocritico, alla musica classica e a certe tradizioni etniche che allora erano assolutamente al di fuori dell'orizzonte della cultura che chiamavamo popolare. E l'altra cosa era un'attenzione particolare per i testi, che guardava alla grande tradizione letteraria. Era cioè un tentativo di essere moderno, ma non dimenticando quelle che erano le radici culturali della tradizione popolare. Perché questa scelta? Da cosa sei partito, anche ricordando che non era poi così semplice quello che proponevi. qualche difficoltà ad essere accolto nel mondo della musica tu all'inizio l'hai trovata.
Branduardi: vi do anch'io il benvenuto dichiarandovi ufficialmente che io sono ancora vivente, ci tengo a sottolinearlo, ahaha ringrazio certamente l'organizzatore per il materiale messo in mostra; credo che gli consiglierò poi un buono psichiatra per risolvere il suo problema, ehehe. perché veramente devo dire che alla mostra ci sono delle cose incredibili che addirittura io nemmeno mi ricordavo di avere fatto, o meglio credo di avere fatto, anzi penso di non essere stato ubriaco quando le ho fatte. Lo ringrazio comunque molto, ma - e non lo dico per retorica - credo di non meritarmi tutto questo onore, l'ho detto anche alle altre persone che si sono occupate dell'organizzazione di questo evento. Io vengo da qui, da Cuggiono, ed è l'unico motivo per cui tutto ciò è stato fatto, per il resto la mia persona non meritava tutte queste attenzioni, perché come dico sempre: “Ho un grande futuro dietro alle spalle, ma la canzone più bella che ho scritto sicuramente è la prossima”.
Tornando alla tua domanda, ciò che tu dicevi all'inizio era giusto; all'inizio io apparivo un po' come una specie di corpo estraneo nel panorama della musica italiana, perché mi rivolgevo ad una tradizione musicale diversa che era in gran parte la musica classica (ed il motivo era molto semplice: avevo studiato per anni la musica classica ed il violino al conservatorio, iniziando molto giovane, a 5 anni; mi rendo conto che era molto difficile per me abbandonare la struttura musicale che avevo acquisito sin da piccolo), ma anche la musica arcaica, che non conoscevo quand'ero studente (l'ho infatti conosciuta in seguito) e che a quell'epoca era abbastanza desueta, anche se oggi va molto di moda. Musica arcaica che era rappresentata sia dalla tradizione colta (la musica rinascimentale o quella del primo barocco) sia dalla musica popolare, come giustamente hai sottolineato tu..
Il perché abbia fatto questo percorso è quindi ovvio, perché le due pietre miliari sono proprio queste: la musica classica e la musica arcaica. Il discorso poi sulla musica arcaica sarebbe lunghissimo, perché ad esempio i musicisti contemporanei ricercano fonti alternative di ispirazione in quanto la musica occidentale, cioè europea, è oggi è un po' fine a se stessa..
All'inizio nessuno parlava di musica etnica e di new age. Io la facevo nel 1975. e l'inizio è stato davvero difficile, perché andava un altro genere. Poi io mi sono sempre avvalso per i testi della collaborazione di mia moglie, e all'inizio quando scrivemmo Alla fiera dell'est, che oggi cantano tutti i bambini delle scuole materne, per un anno noi rimanemmo con questa cosa in sospeso perché nessuno voleva pubblicarla. Eravamo poi nella metà degli anni '70 le cose che andavano e si vendevano avevano connotazioni politiche molto evidenti, con il discorso del cosiddetto “impegno”; Alla fiera dell'est parlava di un fatto religioso, e venne ritenuta, quella canzone, assolutamente fuori tema. Ci impiegammo quasi un anno per trovare un editore che, abbastanza pazzo, ci disse “Questa cosa o va molto o non va assolutamente”, e al pubblico poi, fortunatamente, piacque.
Una piccola parentesi sulle origini della musica: nella musica è sempre implicito il senso di “contro”: cioè la musica che è nata come imitazione di fatti naturali, per evidenti ragioni di esorcismo. le cose naturali terrorizzavano. i bambini, chiusi in una stanza buia, cantano proprio perché quello è il modo di scacciare la paura del buio. Questo è stato l'inizio della musica per come noi oggi la intendiamo; l'uomo primitivo cantava per non avere paura; il primo musicista è sempre stato lo sciamano, cioè lo stregone; la musica ha sempre avuto a che vedere con la magia, bianca o nera che fosse. Quindi è implicito nel concetto musicale il senso della spiritualità. E' uno sguardo gettato non sulla realtà che si vede, ma su quello che si immagina che possa esistere dietro ad una porta chiusa. E' uno sguardo gettato oltre il muro. Questo è molto importante, perché se non si capisce questo, la musica perde poi di significato, compresa la grande musica classica. Cioè va inteso che nella musica da sempre è esistito questo concetto di “oltre”. Chi fa il musicista sa benissimo che la musica è bella nel momento in cui trascende, cioè in cui va “al di là”. Ora nella musica popolare che faccio io, o nella musica leggera che fanno i miei colleghi, questo succede abbastanza raramente; nella musica classica molto spesso avviene, laddove il musicista invece di trovare una terra arata su cui lui semina le proprie note, e queste crescono, si trova davanti ad un deserto, ed il fiore che nasce è frutto solo della sua potenza, della sua fantasia e della sua spiritualità. La musica, nel momento migliore della sua espressione (penso a Bach, Mozart, Wagner, ma anche a Bob Dylan e Bruce Springsteen, perché no!) è andata oltre il “qui e ora” e ha raggiunto il suo momento magico più grande.
Gualdoni: in tutti i concerti che hai in corso (Altro ed altrove tour, ndr), se non sbaglio, stai realizzando un esperimento non nuovissimo nella concezione, ma nuovo nell'intensità: una pittura in diretta, on stage, mentre la musica viene eseguita, mentre si svolge il concerto. L'immagine pittorica che vive una sorta di coagulo emotivo della musica che si sta facendo. Come è nata questa cosa e che tipo di risultati vi sta dando? è una domanda che rivolgo sia ad Angelo che a Silvio, i protagonisti di questo progetto.
Branduardi: Io ho una grande passione per la pittura che non è ahimè suffragata da basi teoriche e tecniche, perché ne so veramente poco; però vengo colpito o no dalle cose che vedo; anni fa io da collezionista (allora Angelo predica bene e razzola male!!!
J ndr) acquistai da Silvio Monti alcune sue cose che mi piacevano, poi nell'arco degli anni siamo diventati amici e ci siamo frequentati per fatti privati, non legati alle nostre attività. Un giorno noi siamo stati chiamati da un prete salesiano abbastanza originale e molto capace, don Vittorio, il quale in un teatrino organizzato a scopo benefico si inventò questa situazione: io suonavo in una parte della sala le mie cose, c'era un poeta, Silvio Raffo, che recitava dei versi in un altro punto della sala, e c'era poi Silvio Monti che disegnava le sue cose su una tela in un altro angolo. Noi abbiamo pensato che questa cosa fosse molto bella, e l'abbiamo quindi riprodotta a livello teatrale per la tournèe. Abbiamo girato sino ad ora per un paio di mesi i teatri italiani, attualmente nella fase estiva appena iniziata Silvio non può ovviamente partecipare perché l'ambientazione dei concerti non è raccolta, non è limitata come in teatro; nella fase autunnale, che terminerà a Natale e che prevede concerti solo all'estero, tornerà sul palco anche Silvio, a cui passo la parola per spiegare il suo apporto nel progetto.
Monti:
una piccola premessa. strane coincidenze qui in questa terra... venendo per la prima volta in quel di Cuggiono ho ritrovato con sorpresa Flaminio Guardoni, che già conoscevo come Direttore dei Musei Civici del Castello di Masnago (Varese); inoltre negli anni 50 a Cuggiono successe un qualcosa di anomalo: cioè un importante storico dell'arte e un grande musicista, questa sera qui accanto a me, ebbero i natali. Quindi che sarà successo allora? Qualche cromosoma illustre in comune, una cometa che passava in quel momento. chissà.ahahaha
Esaurita la premessa, passo innanzi tutto alle scuse, perché accanto a due così fini oratori io, abituato a dipingere da solo nel mio grande, ma modesto e soprattutto deserto studio di pittura, mi sento leggermente in imbarazzo nel dover parlare davanti a centinaia di persone venute qui a sentirci stasera.
Ebbene, l'amicizia con Angelo risale a venti anni fa, quando lo incontravo spesso alle mie mostre che lui frequentava per acquistare i miei quadri per la sua collezione
(ah! Ora abbiamo conferme anche esterne della attività collezionistica di Angelo! Psichiatra per entrambi, allora!!!
J ndr). L'anno scorso Angelo e Luisa mi fecero leggere delle poesie che avevano collezionato nell'arco degli ultimi trent'anni. Angelo poi creò delle musiche su quelle poesie, mentre io trassi l'ispirazione leggendo quelle poesie antiche e mi apparvero immagini che trasferii poi su tela; immagini arcaiche o come le definisco io “organiche”. Poi Angelo mi ha chiesto se avevo voglia di sperimentare questa fusione tra musica, poesia e pittura; e a me sembrava francamente una cosa impossibile, perché essendo una persona molto introversa giudicavo improbabile che potessi arrivare a dipingere con migliaia di persone alle spalle..Invece poi scoprii di avere una grossa carica di narcisismo nascosta, che venne fuori quando iniziai a salire sul palco.
Il breve incontro si conclude con la lettura dei testi di due canzoni tratte dall'album “Branduardi canta Yeats”

Comincia ad imbrunire... la gente prende posto ed il dibattito ha inizio.
Sarebbe sta una scena molto mistica, ma le zanzare hanno rovinato l'atmosfera...