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La pulce d'acqua - le fonti
 

Correva l'anno 1979. Avevo allora due grandi passioni, oltre a quella per la matematica, croce e delizia della mia vita di universitaria ormai prossima al traguardo finale: Branduardi, naturalmente, e i Pellerossa o "american natives" per usare il linguaggio politicamente corretto di oggi. Adoravo, e adoro, questo popolo che viveva in gruppi poco numerosi, in armonia con la natura dalla quale prendeva, quasi chiedendo scusa, solo ciò che era necessario alla sopravvivenza, che trattava con rispetto amici e nemici, che aveva un grande senso dell'onore e aveva sacra la parola data.

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Esiste una vasta letteratura su questo popolo: romanzi "epici"che documentano i loro rapporti con gli uomini bianchi, le lotte per la sopravvivenza, per la conservazione della loro terra, non percepita come proprietà, ma come "madre", i trattati stipulati con questi invasori, sempre onorati dagli Indiani e molto spesso disattesi dagli Americani tutte le volte che in quei territori si scoprivano miniere o che i coloni reclamavano fondi da coltivare o che le esigenze del progresso (la ferrovia che si stava costruendo), rendevano antieconomico il loro rispetto.

 

   Jaime de Angulo

RACCONTI INDIANI 

 

 

Ma la cosa più bella che ci rimane di loro è la loro cultura, così diversa dalla nostra, per la quale gli uomini sono solo una delle tante creature che popolano la Terra. Il rapporto con gli animali é profondo e ricco di poesia; esistono gli animali "medicina", preziosi alleati degli sciamani che si procuravano delle "visioni" quando per la cura di un malato o per propiziare un evento, per la pioggia o per la caccia, volevano entrare in contatto con loro. E come se le procuravano queste visioni? nei modi più disparati, con l'aiuto di erbe o piante allucinogene, ma anche con quello che era allo stesso tempo un rito di purificazione: entrare in una tenda nella quale erano state poste delle pietre arroventate, una specie di sauna, per poi uscire e gettarsi nel fiume gelato.... a questo punto lo stato di "grazia" era assicurato! I Pellerossa non scrivevano, la loro cultura si tramandava oralmente attraverso i loro miti, i loro racconti. Jaime de Angulo, un antropologo spagnolo vissuto a cavallo fra il XIX° e il XX° secolo, avvicinò per motivi di studio i Pit River, una tribù californiana, da cui fu così affascinato da rimanere a vivere con loro per lunghi periodi fino alla sua morte. Dai loro racconti nasce questa bellissima e poetica favola, simile a un racconto per bambini, che compendia in sè tutti gli elementi cardine della loro cultura.

Ma torniamo a Branduardi e a "La pulce d'acqua". Solo due mesi prima avevo assistito a quel meraviglioso concerto al teatro Lirico di Milano, il mio primo concerto di Angelo, e per tutto il giorno la mia casa riecheggiava ossessivamente delle sue musiche. Leggendo "Racconti indiani" mi sono imbattuta nella storia della pulce d'acqua: ecco dove l'aveva presa Angelo! ma allora anche lui (o Luisa) aveva letto lo stesso libro! Fu una sorpresa: ero affascinata dalle favole contenute nelle canzoni di Branduardi, ma poco o nulla sapevo delle fonti, le mie informazioni in proposito venivano solo dalle note di copertina degli album e da qualche intervista letta sui giornali e Comolli  non aveva ancora scritto il suo famoso libro. Molte altre volte, in seguito, avrei ritrovato spunti branduardiani nelle mie letture, ma l'emozione di quella prima scoperta la ricordo ancora a distanza di tanti anni.

 

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...Antilope esclamò: "Hai sentito anche tu quello che ha detto la sua medicina, che hai perso la tua ombra, ecco cosa avevi".

"Va bene, ma a che mi giova saperlo? non posso vivere senza la mia ombra".

Grizzly disse: "Pensaci un momento, Fratello, anche se per te non è facile pensare. La sua medicina ha parlato di una certa pulce acquatica che ha a che fare con tutto questo".

Orso pensò un momento e poi esclamò: "A proposito!".

"A proposito di che? Parla uomo!" disse Antilope.

"Quel giorno che mi ammalai, se ti ricordi, ero andato a scavar radici con fratello Grizzly sulle rive del fiume. Bene, quando mi chinai per strappare alcune ninfee, mi ricordo che vidi una pulce acquatica che girava in tondo sull'acqua. Mi divertì tanto vederla girare in quel modo che mi misi a ridere. Ma non le ho fatto niente. Sono rimasto lì a guardarla tanto a lungo che quando mi sono raddrizzato ho avuto come un capogiro....."

 

I Pit River credevano che le ombre di tutti gli esseri viventi al calare delle tenebre si prendessero un periodo di libertà, lasciando per la notte il loro proprietario. Al mattino, la prima cosa che si doveva fare era di "cantare per l'ombra", perchè ritornasse; si credeva infatti che chi avesse perso la sua ombra si sarebbe ammalato fino a morirne. Il lungo racconto contenuto in questo libro, narra del viaggio di una famiglia per recarsi a trovare dei parenti. I protagonisti sono Animali-Uomini. Esistevano infatti animali-uomini e animali e basta. Orso è il padre, Antilope la madre, Grizzly è il fratello di Orso e ci sono poi due bambini: Ragazzo Volpe e la piccola Quaglia Piumedoro.

 

... Poi lei pensò e ripensò a lungo. Alla fine disse a Orso:"Ti ricordi il posto dove hai visto quella pulce?"

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"Sì, certamente".

"E allora tornaci e canta questa canzone. É la canzone della pulce acquatica"

Lun la cantò due o tre volte, poi domandò a Orso:"Credi che riuscirai a ricordartela?"

"Certo, sta a sentire"

... Lun disse:"Allora va' dove hai visto quella pulce e canta la sua canzone. Lei verrà alla superficie per vedere chi la chiama. A questo punto devi parlarle e chiederle la tua ombra...."

Antonella Grioni