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Milano, 24 novembre 2009

 Teatro Smeraldo

 

Teatro strapieno per il ritorno di Angelo Branduardi che presenta il suo nuovo disco "Senza spina" nella sua città. Anche se si tratta di date "random", come ha dichiarato in una recente intervista radiofonica a "Gli spostati" su Radio 2, in attesa del tour acustico, si tratta comunque di un ritorno alla grande. Dopo quasi quattro anni durante i quali ha portato in giro per l'Italia e per l'Europa "La lauda di Francesco" che è arrivata a circa 400 repliche che sono il segno di un grande successo di pubblico, Angelo ritorna al suo repertorio "classico" riproponendoci le canzoni più o meno famose della sua ultratrentennale carriera, dal "Giocatore di biliardo" a "Cercando l'oro", "Domenica e lunedì", "I santi", "Fou de love", "Si può fare", per citarne alcune che non si sentono spesso, oltre all' immancabile "Alla fiera dell'est" che ormai il pubblico si è abituato a cantare in coro, la trascinante "La pulce d'acqua" e "Cogli la prima mela" e qualche estratto dall'Infinitamente piccolo, "Il cantico delle creature", "Il sultano di Babilonia", "La perfetta letizia" e "Audite poverelle". La novità sono stati i tre inediti, "Il denaro dei nani", "La tempesta" e "Cara rimani", da Senza spina. Altra "sopresa", graditissima ai branduardiani storici, il ritorno di Michele Ascolese alla chitarra ad affiancare gli ormai consolidati elementi della band, il mitico Davide Ragazzoni alla batteria, Stefano Olivato al basso e Leonardo Pieri alla fisarmonica e tastiere.

Un Angelo Branduardi in gran forma, a suo agio col suo pubblico... questa sera la famosa citazione di Segovia sul chitarrista che passa metà della sua vita ad accordare lo strumento e l'altra metà a suonare scordato si è impreziosita della variante rubata ad un amico di cui non ha però fatto il nome: "Una cosa vorrei fare, prima di morire: suonare una chitarra accordata!". Man mano che il concerto entrava nel vivo l'atmosfera si andava sempre più riscaldando, merito dei giochi di luci (bellissima quelle del Denaro di nani) che esaltavano la magia dei suoni, ma soprattutto dalla capacità di Branduardi di coinvolgere e trascinare il suo pubblico che anche questa volta ha raccolto l'invito di accompagnare le canzoni con battute ritmiche delle mani e cori, come gli  "ohohohoooohoh" di Cercando l'oro e la sequenza della Fiera... qui c'è stato un piccolo incidente, Angelo si era dimenticato il toro, passando direttamente al macellaio, il che ha creato un po' di confusione negli spettatori-coristi. Standing ovation finali e due bis, "La donna della sera" e "O sole mio" nella versione intimista di Senza spina.

 

Antonella Grioni

 

Ormai la lauda, sia sotto forma di concerto che di oratorio, dopo oltre tre anni, sta volgendo al termine. Ancora poche date, l'ultimo atto sarà probabilmente la rappresentazione di Pasqua al teatro Sistina di Roma, e poi Angelo ci regalerà qualcosa di nuovo. Proprio ad Amelia ci ha confermato l'uscita del nuovo album, con un ritorno che riempirà di gioia i cuori dei branduardiani di vecchia data: Maurizio Fabrizio. Il disco è praticamente pronto, sarà registrato a metà febbraio e potremo probabilmente ascoltarlo già per la fine di marzo. Nell'attesa potremo "consolarci" con il quinto Futuro Antico, dedicato alle musiche, sacre e profane, della Serenissima che verrà presentato in un concerto al Teatro Malibran di Venezia il prossimo 29 gennaio. Insomma il 2009 sarà un anno fecondo per Angelo Branduardi per la felicità dei suoi fan. 

Ma torniamo al concerto di Amelia. Ancora una volta la splendida cornice di una chiesa antica, il Duomo della cittadina umbra. Atmosfera raccolta, acustica perfetta, le navate gremite di gente, un pubblico partecipe ed entusiasta. La scaletta è sempre la stessa: la prima parte dedicata a San Francesco attraverso le canzoni de "L'infinitamente piccolo", la seconda dedicata al pubblico che viene invitato a dare il suo contributo battendo le mani a tempo (Stefano e Davide e lo stesso Angelo ci aiutano in questo) e soprattutto cantando... soprattutto "Alla fiera dell'est". Chi scrive ha assistito a tante laude, ma questa è la prima volta, almeno per me, che non sento Angelo incitare la gente a cantare con la consueta "minaccia": "posso star qua anche tutta la notte". Non ce n'è bisogno, il pubblico canta con lui da subito e la canta tutta, senza saltare dal bastone direttamente all'angelo della morte... Un bimbo seduto vicino a me l'aveva ripassata il pomeriggio col papà, dopo averla imparata all'asilo, rovinato dalle solite maestre, ma si apre per lui un barlume di speranza, non passerà a Marylin Manson, si limiterà al più casereccio Vasco Rossi; questa sera Angelo ha cambiato versione! Terza parte più intimista, quella del "meno c'è più c'è" : "Confessioni di un malandrino", "Tango", "La luna" con la quale Branduardi ha garantito a tutti un bel sonno senza gli effetti secondari del Lexotan. 

 "E' stato proprio un bel concerto" ci dirà Angelo quando arriva la fase dei saluti, autografi, foto. Gli chiedo come mai non ci ha mandati a dormire con "Stella matutina" che di solito definisce il pezzo giusto per questo scopo. Mi ha risposto che era troppo carico, in senso positivo, beninteso, e che non sarebbe venuta bene, serve uno stato d'animo diverso. Ecco perchè non ci stanchiamo mai di ascoltare "sempre la stessa cosa", perchè non è sempre la stessa cosa. 

Antonella Grioni

 

le foto del concerto