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7 febbraio 2014

 OLYMPIA de PARIS

 

Ritorno in Francia alla grande per Angelo Branduardi che,  dopo 25 anni , sale ancora una volta sul palco dell’ Olympia di Parigi. Teatro  esaurito, grande attesa da parte dei fan, arrivati da ogni parte della Francia (qualcuno anche dall’Italia…) che già due ore prima del concerto formano una lunga coda davanti al teatro. Alle 20 in punto si spengono le luci, si apre il sipario, Angelo fa la sua entrata declamando in francese i versi de “Il violinista di Dooney” ai quali seguiranno un assolo di violino e subito dopo “Si può fare”, cantata in italiano. Poi “Gulliver”e “Le sherpa”, versione francese di “Domenica e lunedì” e, a questo punto, in italiano ad eccezione dell’introduzione del “Cantico” tradotta in francese, i pezzi de “L’infinitamente piccolo”, il Cantico, appunto, “Il sultano di Babilonia”, “Audite poverelle”, “Alle paludi di Venezia”, preceduti dal racconto, per me inedito almeno in francese, di quando i due frati francescani andarono da lui per proporgli di cantare il poverello di Assisi. La prima parte del concerto, quella “heavy” secondo la geniale definizione di un branduardiano d’oltralpe,  si conclude con una carrellata di vecchi successi  che il pubblico accompagna cantando e battendo ritmicamente le mani: “Baile en fa diese mineur”, “Le seigneur des Baux”, “A la foire de l’est”, “Va ou le vent te mene”, “La Demoiselle”. Da segnalare un capitombolo di Angelo, per fortuna senza conseguenze, quando gli è stato portato uno sgabello per passare dal violino alla chitarra nel sedersi sul quale è scivolato rovinando sul palco, "Les frères Marx... je suis Groucho Marx" ha ironizzato superando con nonchalance l'incidente; da segnalare anche una bellissima “lezione” di violino, strumento capace di suonare da solo grazie ad un looper a pedali che ne registra e restituisce subito dopo il suono, un aggeggino americano ormai quasi introvabile dice Angelo e dice anche che lo riproporrà a Milano.

 Intervallo e seconda parte acustica, con cambio di formazione, invece della premiata ditta Ascolese-Pieri-Ragazzoni-Olivato  due vecchie glorie, due leggende della musica italiana rimaste nel cuore degli appassionati branduardiani della prima ora: MAURIZIO FABRIZIO e ELLADE BANDINI. Angelo fa il suo ingresso facendo gli scongiuri sotto forma di corna con le dita all’indirizzo dello sgabello su cui dovrà stare seduto a lungo e spiega che, essendo vestito di seta perché noblesse oblige  ed essendo la seta un materiale alquanto scivoloso… Comunque si siede senza incidenti ed attacca “La lune”, “Le don du cerf”, “Parfum d’orange”, “Sous le tilleul”, “Les herons”… che bello sentire queste canzoni dal vivo in francese, con le chitarre di Angelo e Maurizio che si fondono e ricamano la melodia come … tanti anni fa… Arriva poi la volta di Yeats, album che secondo Angelo doveva essere considerato un flop e riscoperto e rivalutato, soprattutto dal suo autore, grazie ai suoi fan un po’ “hooligans” , due i pezzi scelti “La canzone di Aengus il vagabondo” e la stupenda “Un aviatore irlandese prevede la sua morte”. Seguono “Les arbres on grandi”, “Le cerisier”, "Lord Franklin", unico brano dal nuovo album "Il rovo e la rosa", “L’enfant clandestin” e la mitica “Confession d’un malandrin”. Il pubblico, emozionato, gli tributa una lunga standing ovation e spuntano fuori i cuori con la scritta MERCI  mentre sul palco piovono rose rosse lanciate dagli spettatori fra gli applausi e i saluti con tutti i musicisti della prima e seconda parte. Si spengono le luci per riaccendersi poco dopo per un unico bis “O sole mio”.

Due concerti in una sola serata, quasi tre ore di musica. Non c'è da stupirsi se gli appassionati francesi sperano ardentemente che non rimanga un evento isolato.

Antonella Grioni

 
 
 
le foto del concerto