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Pavia, 10 ottobre 2008

Aveva detto che avrebbe fatto solo qualche pezzo, alcune cosine per i pochi intimi che fossero stati presenti al dopo-dibattito sullo statuto della regione Lombardia in cui Franco Nisi, voce storica di Radio Italia, presentava Branduardi. Effettivamente fra informazione non adeguata, con giornali e siti internet che hanno fatto a gara a pubblicare posti ed orari sbagliati, la gente non era molta, ma non era neppure così poca come ho potuto constatare con i miei occhi ieri sera a Pavia. Un numero comunque “giusto” per un miniconcerto unplugged in cui l’emozione ha raggiunto i massimi livelli… almeno la mia...

Un Angelo Branduardi in vena di confidenze che, tra racconti ed aneddoti con l’ironia e il talento cabarettistico a cui ci ha ormai abituato, ma che sa  anche essere “serio” nel rivendicare le radici giudaico-cristiane europee che “e lo dico con polemica, non hanno trovato spazio, nemmeno una riga, nella costituzione europea”, ha regalato al suo pubblico alcune delle sue più belle canzoni in versione acustica, accompagnandosi solo con la chitarra o col violino … ma non un violino qualsiasi… nientepopodimeno che il mitico Steiner della fine del ‘700 che ho avuto il piacere e l’onore di ammirare e di fotografare prima del concerto. Angelo mi ha spiegato che, ai tempi in cui fu costruito, uno Steiner era considerato un violino migliore di uno Stradivari anche se poi la “moda” è cambiata. Una caratteristica che lo rende particolarmente pregiato è il dorso in un unico pezzo e non in due come di solito. Un oggetto bellissimo che ispira venerazione al solo guardarlo, si vede e si sente che ha un’anima conquistata con il suo viaggio attraverso i secoli e rubando forse un po’ quella dei violinisti che sono stati i “passeggeri” nella sua vita, come ama ripetere il suo fortunato possessore.

Branduardi ieri sera ha cantato “a braccio”, abbandonando la scaletta che si era preparato per assecondare in qualche occasione le richieste del pubblico e così ci ha regalato una splendida “Il ciliegio” …e il fatto che non si ricordasse bene le parole ha aggiunto e non tolto bellezza alla sua esecuzione. Nel breve spazio di un’ora un pubblico attento e incantato ha potuto gustarsi “Confessioni di un malandrino, “Cogli la prima mela”, “Alla fiera dell’est” (esecuzione corale di Branduardi e il suo pubblico, ha commentato Franco Nisi), la bellissima “Canzone di Aengus il vagabondo”, “Il dono del cervo”.

Una serata bellissima, un concerto intimo, fuori dagli schemi che, pur nella sua brevità, mi ha regalato momenti di grande emozione.

Dopo il concerto: alcune anticipazioni

(fonte: Angelo Branduardi)

Il tempo a disposizione è scaduto, dice Franco Nisi, per cui Branduardi vi saluterà con un’ultima canzone e poi tornerà per le domande del pubblico. Dati i tempi di attesa di Angelo, di pubblico ad aspettarlo rimane solo lo zoccolo duro dei fedelissimi, veniamo a sapere che si è assunto la distribuzione dei suoi vecchi dischi, quelli che sono fuori catalogo, e che tra sei o sette mesi saranno quindi ancora in vendita, notizia che renderà felici i branduardiani più giovani, poi, dopo gli autografi e foto ricordo di rito ci salutiamo, ma… al momento di allontanarci io, anzi il mio stomaco, si ricorda che si dovrebbe anche mangiare data l’ora, così dico ad Angelo che se sta andando a cena mi aggregherei volentieri e lui gentilissimo risponde : ”ma certo” e ci invita tutti. A tavola siamo in nove e tra ottimi vini (solo per chi non doveva guidare) e ottimi cibi Angelo tiene banco, ci racconta aneddoti gustosissimi sugli esordi della sua carriera e ci parla dei suoi progetti futuri … antichi e non. Il prossimo Futuro Antico, il quinto della serie sulle musiche sacre e profane della Serenissima, uscirà fra un paio di mesi e sarà presentato con un concerto al teatro “La fenice” di Venezia, sempre con Francesca Torelli e la sua ensemble “Scintille di musica”. “E il futuro antico sulla musica sarda?” gli chiedo, ricordandomi che me ne aveva parlato già diversi anni fa (… io adoro la musica sarda… )

Praticamente sfondo una porta aperta, nella mente di Angelo questo capitolo ha già preso forma da tempo, ha già un titolo, “La musica di Atlantide” perché i sardi si ritengono gli ultimi discendenti del continente scomparso e questo trova avvaloramento nel fatto che è una musica unica al mondo, Angelo cita il grande etnomusicologo Diego Carpitella, prematuramente scomparso, che lui ha avuto la fortuna di conoscere e di averne l’amicizia e la stima, e si avvarrebbe della collaborazione di Luigi Lai, l’ultimo suonatore di launeddas, Angelo ci racconta con un irresistibile accento sardo che dice di sé: “Io suono, gli altri soffiano”. La voce femminile sarà quella di Elena Ledda, allieva di Maria Carta che era stata una sua grande amica. L’unico problema è che produrre un disco così ha un costo elevato, ma la passione di Angelo per la musica sarda è tale che prima o poi vedrà la luce…. speriamo prima…

Antonella Grioni

 

le foto del concerto